Torre Galfa
Torre Galfa
LUOGO
Milano (MI), Italia
REALIZZAZIONE
1955–1959
PROGETTO
Melchiorre Bega (architettura); Arturo Danusso (strutture)
DESTINAZIONE D’USO
Uffici
Identificazione e tutela
COMMITTENTE: S.A.R.O.M. – B.P. Italia
PRESENZA NEL CENSIMENTO DELLE ARCHITETTURE ITALIANE DAL 1945 AD OGGI: ☒ Sì ☐ No
VINCOLO MONUMENTALE DIRETTO EX D.Lgs. 42/2004: Nessuno
Rilevanza architettonica
Il grattacielo Galfa nasce negli anni della rapida trasformazione edilizia e produttiva della Milano del secondo dopoguerra, quando la costruzione di edifici alti diviene occasione di sperimentazione tecnica e di ridefinizione dell’immagine urbana del capoluogo lombardo.
Progettato da Melchiorre Bega e, per le strutture, da Arturo Danusso come sede direzionale della SAROM S.p.A., il progetto dell’edificio riflette le contemporanee innovazioni costruttive e l’adozione di soluzioni tecnologiche avanzate per gli anni, in particolare per quanto riguarda struttura, facciata e impianti.
La Torre Galfa rappresenta uno dei primi casi milanesi in cui la facciata continua viene applicata su scala estesa, assumendo un ruolo determinante non solo nell’immagine architettonica, ma anche nella definizione delle prestazioni dell’edificio.
Caratteristiche architettoniche e tecniche
Il progetto originario prevede un edificio alto circa 109 metri, articolato in tre parti funzionalmente distinte. I due livelli interrati ospitano l’autorimessa e i locali per le centrali termica, idrica, elettrica ed elettrogena. Al piano terreno e al primo piano si sviluppa un corpo basso destinato a funzioni pubbliche e di servizio, mentre il corpo alto, costituito da ventotto piani, è destinato a uffici.
La struttura portante è realizzata in cemento armato ed è impostata su sei grandi “pilastri-quinta” a setti, arretrati di circa 2,5 metri rispetto al filo interno della facciata e ai solai. L’orientamento alternato di questi elementi fa sì che essi emergano sui lati corti dell’edificio, mentre sui lati lunghi la struttura viene celata dalla continuità della superficie vetrata. A integrazione del sistema strutturale principale è presente un nucleo irrigidente in corrispondenza delle scale e degli ascensori, che contribuisce alla stabilità complessiva dell’organismo edilizio.
L’involucro è concepito come facciata continua con un disegno modulare caratterizzato da montanti sfalsati tra un piano e l’altro, soluzione adottata per evitare l’effetto visivo continuo a nastro. Il sistema è realizzato con telai in duralluminio anodizzato e pannelli vetrati del tipo Thermopane, un’accoppiata tecnologica d’avanguardia per l’epoca: il duralluminio, lega leggera ad alta resistenza protetta mediante anodizzazione, e i pannelli isolanti a doppia vetratura ermetica riducono drasticamente gli spessori di tamponamento ed esaltavano la leggerezza visiva del volume. L’estensione complessiva delle superfici trasparenti, circa 5.500 metri quadrati, raddoppiati nel computo considerando il doppio pannello, costituisce all’epoca una delle applicazioni più estese di questo tipo di tecnologia in Europa.
La realizzazione dei serramenti, affidata alla ditta Fratelli Greppi di Donato, comporta una stretta collaborazione tra progettisti e officina, finalizzata alla risoluzione dei problemi legati alle tolleranze dimensionali, alla deformabilità dei materiali e alla tenuta dei giunti. Le soluzioni adottate, pur considerate sperimentali, mirano a garantire elasticità e durata nel tempo, in un contesto di cantiere ancora fortemente segnato da modalità operative tradizionali.
Dal punto di vista impiantistico, l’edificio è dotato di soluzioni avanzate per l’epoca: un impianto di condizionamento con diffusione dell’aria integrata nello spessore delle solette, un sistema di posta pneumatica e ascensori a recupero di energia. Tali scelte evidenziano la volontà di integrare fin dall’origine architettura, struttura e impianti in un unico sistema tecnico.
Rifunzionalizzazione e restauro
Periodo: 2015–2021
Progetto: Maurice Kanah | bg&k associati (architettura); Alberto Ferrari | Ramboll UK Ltd (strutture e facciate); Gtec | Gianfranco Timoni di Stefano Timoni e C. (impianti)
Committente: UnipolSai Assicurazioni S.p.A.
Destinazione d’uso: Business hotel (13 piani), residenziale (piani 13–28), commerciale (skybar/ristorante ai piani sommitali, palestra interrata)
Obiettivi dell’intervento
L’intervento di recupero e rifunzionalizzazione della Torre Galfa è finalizzato ad affrontare in modo organico le condizioni di degrado e di obsolescenza tecnologica che si sono accumulate nel corso di oltre cinquant’anni di esercizio e, in particolare, nel periodo di abbandono successivo al 2006. Il fine dell’intervento è la conservazione della struttura dell’edificio, accompagnata da un adeguamento alle normative strutturali, energetiche e impiantistiche vigenti.
Il progetto mira a mantenere la proporzione compositiva, lo schema strutturale a setti e il disegno della facciata continua, pur intervenendo sull’involucro e sugli impianti per garantire prestazioni compatibili con gli standard contemporanei.
L’intervento interessa l’intero organismo edilizio. In particolare, sono coinvolti la struttura portante in cemento armato, l’involucro di facciata continua, i nuclei di collegamento verticale, l’apparato impiantistico e gli spazi interrati. Ulteriori ambiti di intervento riguardano gli spazi di attacco a terra e il corpo aggiunto sul lato posteriore, destinato a ospitare nuovi collegamenti e spazi tecnici.
▪ Struttura portante: mantenimento della struttura originaria in cemento armato a setti e adeguamento alle normative antisismiche vigenti.
▪ Infissi e facciate: sostituzione integrale dell’involucro e realizzazione di nuove cellule di facciata con tecnologie contemporanee, compatibili con la configurazione storica.
▪ Apparati impiantistici: rinnovo completo degli impianti con integrazione di sistemi basati su fonti energetiche rinnovabili (geotermia, fotovoltaico, micro-eolico).
▪ Spazi esterni e accessi: riqualificazione degli spazi di attacco a terra e degli accessi, con separazione dei flussi in funzione delle nuove destinazioni d’uso.
Descrizione degli interventi
L’intervento di recupero del Grattacielo Galfa prende avvio in seguito a un prolungato periodo di abbandono e degrado in cui l’edificio versa a partire dal 2006, anno in cui la torre viene definitivamente dismessa dalla proprietà della Banca Popolare di Milano.
Nei decenni precedenti, pur in assenza di modifiche sostanziali all’involucro, l’edificio era stato interessato da interventi di manutenzione e da ridistribuzioni interne legate alle esigenze funzionali dei diversi utilizzatori.
L’interruzione dell’uso e della manutenzione ordinaria determina tuttavia un rapido peggioramento dello stato di conservazione, con fenomeni di degrado materico dovuti all’azione degli agenti atmosferici e dell’inquinamento, documentati dalle immagini dell’epoca.
Accanto al degrado fisico dei materiali, emerge in modo sempre più evidente l’obsolescenza tecnologica dell’involucro e degli impianti. Il sistema di facciata continua, seppure non alterato nella sua configurazione originaria, risulta non più adeguato a soddisfare i requisiti prestazionali richiesti dalle normative contemporanee, sia per quanto riguarda l’isolamento termo-acustico, sia per la presenza di materiali oggi non più compatibili con le prescrizioni di sicurezza e di tutela ambientale. Queste condizioni costituiscono il quadro di partenza su cui si innesta il progetto di recupero.
Con l’acquisizione dell’edificio da parte di UnipolSai Assicurazioni S.p.A. nel 2012 viene impostato un progetto complessivo di restauro, risanamento e rifunzionalizzazione, che viene affidato allo studio bg&k associati.
In questo intervento, la struttura portante in cemento armato a setti viene mantenuta e sottoposta a interventi di adeguamento alle normative antisismiche vigenti, preservando lo schema statico e la logica strutturale del progetto di Arturo Danusso. Le operazioni sull’involucro prevedono, invece, la sostituzione integrale della facciata continua mediante un nuovo sistema di re-cladding, che riprende il ritmo, le proporzioni e il disegno modulare della facciata originaria, introducendo al contempo prestazioni termo-igrometriche e acustiche conformi agli standard attuali.
Parallelamente, l’apparato impiantistico viene rinnovato, attraverso l’integrazione di sistemi basati su fonti energetiche rinnovabili, con l’intento di migliorare l’efficienza complessiva dell’edificio. In particolare, sul lato di via Campanini viene realizzato un corpo aggiunto in acciaio e vetro, destinato a ospitare nuovi collegamenti verticali, spazi tecnici e impianti di piano, adeguando l’edificio alla normativa sulla sicurezza, l’accessibilità e la gestione dei flussi.
La rifunzionalizzazione dell’edificio introduce nuove destinazioni d’uso: ricettive, residenziali e commerciali, organizzate con accessi separati e servizi dedicati.
Bibliografia
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D. Del Curto, C. Stanga, When Preservation Meets a 20th-century Building with Curtain Wall. The Case of the Torre Galfa in Milan, «ArcHistoR», 12, 2019, pp. 252–285;